Anthropic modella tre futuri economici: crescita o disoccupazione di massa

Quanto potrebbe valere l’AI per l’economia americana entro il 2030? E a quale prezzo sociale? Anthropic ha pubblicato uno strumento interattivo di scenario che prova a rispondere, costruendo tre traiettorie possibili basate su un modello economico formale. Il risultato è un esercizio raro per un’azienda AI: mettere in fila non solo le promesse di crescita, ma anche i costi distributivi che le accompagnano.

Contesto

Il modello elaborato dal team economico di Anthropic scompone l’economia in insiemi di compiti lavorativi, classificati secondo la tassonomia O*NET del Dipartimento del Lavoro statunitense. Per ciascun compito si stima se l’AI lo amplificherà, lo automatizzerà, lo lascerà intatto o ne genererà di nuovi. La somma di questi effetti, applicata all’intero mercato del lavoro americano, produce le proiezioni macroeconomiche dei tre scenari. Lo strumento consente anche di inserire le proprie assunzioni e confrontarle con quelle di oltre 10.000 americani intervistati.

Dinamiche in gioco

Il primo scenario, definito “modesto”, colloca l’AI in continuità con l’impatto di internet: PIL americano superiore dell’1,6% rispetto al percorso senza AI, salari stabili, nessuno shock occupazionale rilevante. Il secondo scenario, “sostanziale”, ipotizza che l’AI sia in grado di gestire circa la metà del lavoro della conoscenza entro il 2030: la crescita del PIL sale all’8,3% aggiuntivo, ma i salari dei knowledge worker si appiattiscono e una quota di lavoratori è costretta a cambiare settore. Il terzo scenario, “estremo”, richiede sistemi a miglioramento ricorsivo e adozione rapida: la crescita annua del PIL raggiungerebbe il 15%, raddoppiando le dimensioni dell’economia ogni 4,5 anni, ma la disoccupazione nel lavoro cognitivo salirebbe al 17,9% e la quota del PIL destinata al lavoro scenderebbe dal 60% al 45%.

Il sondaggio condotto da Anthropic mostra che la maggioranza degli intervistati colloca le proprie aspettative vicino allo scenario sostanziale, con solo circa il 10% che anticipa l’estremo.

Chi guadagna, chi perde

In tutti e tre gli scenari il PIL cresce, ma la distribuzione dei benefici diverge rapidamente. Nello scenario estremo, i lavoratori manuali e i settori non esposti all’automazione vedono crescere i salari, mentre i knowledge worker subiscono riduzioni salariali superiori al 10% e un’esposizione inedita alla disoccupazione prolungata. Il capitale, nel frattempo, assorbe una quota crescente del valore prodotto: nello scenario estremo, per la prima volta la quota del capitale supererebbe quella del lavoro, arrivando al 54,8% del PIL contro il 45,2% destinato ai lavoratori.

Nello stesso scenario, il reddito da lavoro aggregato rimane sostanzialmente invariato in valore assoluto nonostante un PIL enormemente più grande: la ricchezza aggiuntiva non si traduce automaticamente in maggiori salari, ma in rendimenti per i possessori di capitale e tecnologia.

Prospettive

Il valore del lavoro di Anthropic non sta tanto nelle proiezioni numeriche, che restano soggette a incertezze strutturali enormi, quanto nell’impostazione metodologica: rendere esplicite le assunzioni implicite di qualsiasi previsione sull’AI e mostrare come varino le conseguenze al variare di quelle assunzioni. Per i policy maker europei, il quadro offre un riferimento utile: la questione distributiva non è un effetto collaterale dello scenario peggiore, ma una variabile centrale anche negli scenari intermedi. Il nodo non è se l’AI genererà ricchezza, ma chi sarà nella posizione di catturarla.

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