Il coordinamento è il problema dell’AI aziendale?

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende si sta scontrando con un paradosso: più strumenti diventano disponibili, più cresce la confusione organizzativa. La ricerca indica che il 95% dei progetti di AI generativa fallisce nella fase tra prototipo e implementazione diffusa, mentre il 43% delle organizzazioni cita la mancanza di una strategia AI chiara come principale ostacolo .

Contesto

Nel 2026 le imprese superano la fase sperimentale dell’AI e passano all’adozione sistemica, incorporando la tecnologia nei processi core del business e prendendo decisioni strategiche irreversibili . Le nuove capacità di AI agentica di OpenAI segnalano un passaggio decisivo verso sistemi che assistono, pianificano, eseguono e coordinano attività complesse .

Tuttavia, nonostante il ritmo dell’innovazione tecnologica, l’adozione dell’AI procede più lentamente perché deve integrarsi in processi, culture e competenze già esistenti . L’adozione non si traduce in impatto per la maggior parte delle organizzazioni: i piloti mostrano promesse iniziali ma si bloccano prima della produzione, mentre i budget aumentano ma gli outcome rimangono incerti .

Dinamiche in gioco

L’integrazione degli strumenti AI nei processi aziendali procede con velocità preoccupante, i team di sicurezza subiscono pressione per il deploy immediato e molte applicazioni vengono implementate senza controlli necessari sulla loro affidabilità .

Coordinare agenti digitali richiede competenze simili a quelle per gestire team di persone, mentre le performance degli AI agent dipendono dalla qualità dei sistemi di recupero informazioni: senza dati affidabili l’autonomia degli agenti rischia errori sistemici su larga scala .

La questione centrale emerge nei ruoli. Le aziende stanno riprogettando le posizioni professionali per integrare l’intelligenza artificiale: i super team del futuro saranno ibridi, composti da persone, agenti AI e talenti esterni . Si privilegia un equilibrio tra presenza e lavoro agile per gestire progetti complessi con esigenze di coordinamento e collaborazione trasversale .

Chi guadagna, chi perde

Fallimenti logici, conflitti tra obiettivi e caos computazionale saranno inevitabili, e solo chi riuscirà a combinare autonomia con supervisione umana potrà trarre vantaggio competitivo: i sistemi più avanzati dovranno combinare autonomia, supervisione e spiegabilità delle decisioni .

La dimestichezza con l’AI diventa competenza necessaria, ma meno della metà delle persone ha ricevuto formazione negli ultimi sei mesi: questo aumenta il rischio di divario crescente tra chi padroneggia le tecnologie emergenti e chi resta indietro .

Il ruolo del manager cambia radicalmente: pesa meno la gerarchia e conta la capacità di guidare persone, creare fiducia e far funzionare i team, orientandosi verso la figura del manager-coach più facilitatore che capo .

Prospettive

Dopo un decennio dedicato all’automazione di singoli task, le aziende entrano in una fase dove il fattore distintivo sarà la capacità di orchestrare AI, persone e sistemi: i leader passeranno da interventi puntuali a coordinazione end-to-end dell’intero workflow .

Chi saprà orchestrare tecnologia, persone, processi e regolamentazione avrà un vantaggio strategico enorme: l’intelligenza artificiale si misura in efficacia e nella capacità di trasformare problemi complessi in vantaggi concreti . Le imprese hanno appreso che senza basi dati solide e integrazione nei sistemi anche il miglior modello fallisce: questo porta all’adozione di pratiche MLOps per deployment e monitoraggio nel lungo periodo .

La partita si gioca sulla capacità di trasformare l’AI da collezione di strumenti sperimentali in infrastruttura che genera valore attraverso il coordinamento sistematico di competenze umane e tecnologie.