L’intelligenza artificiale diventa strumento di classe

L’uso di strumenti di intelligenza artificiale negli Stati Uniti rivela una netta stratificazione sociale. L’80% degli utenti settimanali di Claude proviene da famiglie con redditi superiori ai 100.000 dollari annui, mentre solo il 37% degli utilizzatori di Meta AI appartiene a questa fascia reddituale . A livello nazionale, circa il 50% degli adulti americani vive in famiglie con questi redditi elevati .

Sono i numeri emersi da una ricerca di Epoch AI e Ipsos che, attraverso tre ondate di sondaggi condotti su oltre 5.000 persone nel 2026, ha fotografato la distribuzione demografica degli utenti dei principali servizi di intelligenza artificiale disponibili al pubblico.

Contesto

L’analisi ha mappato l’uso di sei servizi AI – ChatGPT, Claude, Google Gemini, Grok, Meta AI e Microsoft Copilot – suddividendo gli utenti in cinque fasce di reddito familiare: sotto i 25.000 dollari, tra 25.000 e 50.000, tra 50.000 e 75.000, tra 75.000 e 100.000, e oltre i 100.000 dollari. I dati provengono da sondaggi condotti tra marzo e aprile 2026 su un campione probabilistico rappresentativo della popolazione americana adulta.

Meta AI emerge come il servizio più utilizzato dalle fasce a reddito basso: il 32% dei suoi utenti vive in famiglie che guadagnano meno di 50.000 dollari annui. Gli altri fornitori principali mostrano invece una concentrazione tra il 56% e il 64% di utenti nelle fasce di reddito superiori ai 100.000 dollari.

Grafico di Epoch Al /Ipsos

Dinamiche in gioco

La polarizzazione nell’utilizzo dell’AI rispecchia dinamiche più ampie del divario digitale. I costi di accesso rappresentano un fattore determinante: negli Stati Uniti, come nei paesi a medio-basso reddito globalmente, la spesa per connettività pesa significativamente sui budget familiari più ridott .

Questa disparità nell’accesso non è solo simbolica: l’adozione di strumenti AI genera aumenti del reddito individuale stimati tra l’1,8% e il 2,2%. Il risultato è un meccanismo che rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti, dove l’accesso a queste tecnologie diventa privilegio per “giovani uomini istruiti”.

Il fattore economico rappresenta una delle cause principali di esclusione tecnologica: molte famiglie non possono permettersi l’accesso agli strumenti o ai servizi necessari per utilizzare efficacemente questi sistemi. Ma il reddito interagisce con altri elementi strutturali come il livello di istruzione e l’età.

Chi guadagna, chi perde

Le previsioni indicano che quasi il 40% delle competenze attuali diventerà obsoleto, con il 60% dei lavoratori che avrà bisogno di riqualificazione entro il 2030. Chi dispone già di risorse economiche e culturali può investire in formazione e strumenti avanzati, amplificando i propri vantaggi competitivi.

Le giovani donne risultano particolarmente penalizzate: nei paesi a basso reddito, il 90% delle ragazze tra 15 e 24 anni non ha accesso a internet, con possibilità di acquisire competenze digitali inferiori del 35% rispetto ai coetanei maschi. Di conseguenza rimangono sottorappresentate negli impieghi legati all’AI.

Il risultato è una prospettiva in cui l’intelligenza artificiale beneficerà solo alcuni segmenti della popolazione, aumentando il divario economico e sociale non solo tra nazioni ma anche tra gruppi demografici . L’esclusione digitale potrebbe costare ai paesi a basso e medio reddito fino a 2.000 miliardi di dollari in crescita economica perduta nel prossimo decennio.

Prospettive

I dati americani anticipano dinamiche che potrebbero replicarsi su scala globale. Un aumento del 10% nella diffusione della banda larga mobile può essere associato a un incremento del PIL pro-capite dell’1,5-1,6%, mentre una minore adozione delle tecnologie digitali può ridurre gli investimenti esteri fino all’8%.

In Italia, solo il 16% delle imprese utilizza l’intelligenza artificiale, una situazione che suggerisce come anche nel contesto italiano l’AI rischi di diventare strumento di ulteriore stratificazione sociale.

L’inclusione digitale richiede scelte deliberate di investimento nell’accesso universale alle tecnologie, per prevenire disuguaglianze economiche più profonde nel futuro. Senza interventi strutturali, l’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi da opportunità di progresso in meccanismo di consolidamento delle gerarchie esistenti.