Gemini API: l’accesso gratuito si restringe

Negli ultimi mesi il limite gratuito Gemini API è cambiato in modo sostanziale. L’accesso, che in precedenza permetteva test e prototipi operativi, è stato ridotto fino a circa 20 richieste al giorno, contro le circa 250 disponibili in precedenza, rendendo di fatto da difficile a impossibile qualsiasi utilizzo continuativo.

Il cambiamento non è stato accompagnato da annunci pubblici rilevanti, ma il suo impatto è immediato per chi costruisce strumenti, automazioni o workflow basati su API. Il piano gratuito resta visibile, ma perde la funzione operativa che aveva finora. L’accesso diventa dimostrativo, non produttivo.

La decisione va letta anche alla luce delle dinamiche di ritorno sull’investimento che oggi pesano sull’AI. I grandi modelli generativi richiedono capitali, infrastrutture e potenza di calcolo crescenti, mentre la pressione degli investitori spinge verso una monetizzazione più chiara e misurabile. In questo contesto, l’accesso gratuito smette di essere uno strumento di diffusione e diventa un costo da ridurre.

L’AI viene così trattata sempre più come un’infrastruttura strategica, non come un ambiente aperto di sperimentazione. La selezione avviene a monte: chi può sostenere i costi entra, gli altri restano ai margini. L’effetto sull’ecosistema non è ancora stabilizzato, ma il segnale è netto e riguarda l’intero mercato, non solo Google.